Smalti

"La superficie è solo un pretesto,

lo smalto è ciò che emerge da dentro".

Filiberto Menna a Gaetano

Da molti anni Gaetano Siniscalchi disseminava i luoghi del suo job, del suo lavoro quotidiano, di segnali destinati a pochissimi amici, i soli che potessero intenderne il significato nascosto: per lo più si trattava di sofisticate riviste d’arte, del saggio di ardua lettura, del romanzo che in quel momento una persona colta non poteva non aver letto. Siniscalchi ci inviava questi segnali per dirci, in fondo, che la sua vita scorreva lungo due binari o, meglio, su due strati, uno superficiale e uno profondo, e che quel che appariva alla superficie non era tutta la sua verità.

Cosa accadesse lungo i percorsi sotterranei non era dato di sapere e non so se qualcuno lo sospettasse. Ma ad un certo punto Siniscalchi si é deciso a svelare il suo segreto e a mostrare a pochissimi intimi i suoi lavori di pittura che oggi sono davanti agli occhi di tutti in questa esposizione ospitata dalla galleria .

E’ probabile che da questo momento Siniscalchi non invierà più messaggi cifrati, indiretti, ma ci racconterà di sé, del suo essere più vero, per il tramite della pittura.

Ce lo dice lui stesso in questa dichiarazione di poetica: “Dai sotterranei della memoria un qualcosa che non conosco prende forma. Attonito seguo le mie mani, che mi donano qualcosa che è mio, che mi appartiene e che io non conoscevo”.

A veder lavorare Siniscalchi si ha difatti la sensazione che le mani operino per proprio conto, in realtà esse entrano a far parte di una sorta di circuito che si stabilisce tra il foglio, le mani e gli occhi dell’artista.

L’operazione ha nondimeno qualcosa di onirico, per cui si comprende che lo stesso autore rimanga , sorpreso da ciò che per il tramite delle sue mani affiora alla superficie chi sa da quali profondità. In questo Siniscalchi si affida a tecniche automatiche di espressione largamente debitrici dell’automatismo teorizzato e praticato dai surrealisti.

Ma non si tratta di una ripresa nel senso di un revival quanto di una riscoperta spontanea di un qualcosa che la cultura delle avanguardie ha sviluppato nel suo seno e ha poi disseminato da tutte le parti.

Tutto è accaduto come in un sogno, un sogno ad occhi aperti. Ma abbiamo dinnanzi agli occhi la concretezza di queste opere che esprimono una imprevista sapienza cromatica e materica, una singolare capacità di far emergere da macchie e forme indistinte una serie ininterrotta di rimandi metaforici.

Lo spettatore è immediatamente coinvolto in questo procedimento, rimane anche lui attonito, spiazzato da queste immagini fluttuanti che mettono in movimento i meccanismi delle associazioni inconscie e il libero gioco dell’immaginazione.

FILIBERTO MENNA

(novembre ’84)